Identità dei consacrati negli Istituti Secolari alla luce del Magistero della Chiesa. La missione specifica nel mondo contemporaneo

Scritto il 08/02/2026
da Mariagrazia

Incontro online per la scuola di formazione permanente della sezione femminile



Il 24 gennaio 2026 si è svolta la seconda parte della Scuola di formazione permanente della sezione femminile, dedicata all’approfondimento dell’identità dei consacrati negli Istituti Secolari. La relazione è stata tenuta da don Santo, che ha guidato la riflessione a partire dai principali documenti del Magistero della Chiesa.

Nel corso dell’incontro è emerso come, storicamente, gli Istituti Secolari siano passati da una prima fase di forte assimilazione agli Istituti di vita religiosa a una progressiva e più chiara comprensione della loro identità specifica. Essa si fonda su due elementi essenziali e inseparabili: la consacrazione, mediante la professione dei consigli evangelici, e la secolarità.

San Paolo VI ha messo in luce in modo particolare la laicità dei consacrati secolari, affermando: «Siete impegnati negli stessi valori del mondo, ma come consacrati, non tanto per affermare l’intrinseca validità delle cose umane in se stesse, quanto per orientarle esplicitamente secondo le beatitudini evangeliche». E ancora: «La consacrazione indica l’intima e segreta struttura portante del vostro essere e del vostro agire. Siete realmente consacrati e realmente nel mondo; siete nel mondo e non del mondo, ma per il mondo».

San Giovanni Paolo II ha ulteriormente valorizzato la vocazione degli Istituti Secolari come presenza incisiva nella società, definendo i loro membri «lievito di sapienza e testimoni di grazia all’interno della vita culturale, economica e politica», chiamati a immettere nella società le energie nuove del Regno di Cristo e a trasfigurare il mondo dal di dentro con la forza delle beatitudini. In un altro passaggio affermava: «La vostra missione è testimoniare con la vostra esistenza che la grazia può abitare ogni situazione umana, che la santità è possibile in ogni ambiente e che la luce del Vangelo può illuminare anche le zone più oscure del mondo».

Benedetto XVI ha visto nei consacrati secolari uomini e donne del dialogo: tra fede e cultura, tra Chiesa e società, tra Vangelo e scienza, tra carità e verità. Papa Francesco, parlando di una “Chiesa in uscita”, ha sottolineato come ciò sia possibile per i consacrati secolari solo mantenendo viva la consapevolezza della propria originalità, senza assimilarsi né al laicato semplicemente impegnato né alla vita religiosa tradizionale. Fondamentale, in questo cammino, è una formazione adeguata, personale e comunitaria, che coinvolga ogni ambito della vita.

In modo particolare, san Giovanni Paolo II si è rivolto a noi invitandoci a seguire le orme di Padre Pio, lasciandoci continuamente ispirare dai suoi insegnamenti: «siate apostoli della preghiera e della sofferenza, poiché la preghiera illumina il cuore e rende disponibili ad accogliere la sofferenza, che, vissuta in un atteggiamento di docile abbandono a Dio, apre alla comprensione del dolore altrui. » Non a caso, il Vangelo della sofferenza è diventato un riferimento centrale nelle nostre Costituzioni.

Il nostro Padre ci ricorda che «la spiritualità che deriva dal Vangelo della sofferenza è il principio e la causa del nostro Carisma il quale, quando è vissuto pienamente, diventa servizio alla sofferenza, e coloro che lo incarnano si chiamano Servi della Sofferenza». Egli stesso affermava di aver conosciuto questa spiritualità non solo dalla lettura del Vangelo o da una propria esperienza personale, ma dall’incontro con Gesù crocifisso nella persona di Padre Pio, “stampa viva del Crocifisso”, «il Crocifisso è la povertà nella sua completa nudità, è la castità nel suo impareggiabile dolore che è perfetta rinuncia al piacere, è l'ubbidienza nell'abbandono di amore a Colui che lo abbandona nel dolore.»

Il nostro Carisma si realizza, dunque, unendoci alla Madonna, a Padre Pio e al Padre, nel servizio ai fratelli che soffrono nel corpo e nello spirito, attraverso le opere di misericordia corporale e spirituale. Tutto questo va vissuto all’interno di una profonda comunione ecclesiale, da costruire e rinnovare costantemente.

Dopo la prima parte dedicata al Magistero, l’incontro è proseguito con un intenso momento di riflessione e condivisione. Come Istituto dei Servi della Sofferenza, siamo chiamati oggi a partire da un presupposto imprescindibile: il rafforzamento della comunione fraterna. È emersa l’importanza di non cedere alla tentazione dell’omologazione, poiché le nostre vite e le nostre missioni nel mondo sono diverse. È stato ribadito il valore di custodire il dono della nostra identità attraverso una seria cura della vita spirituale e una fedeltà concreta agli insegnamenti del nostro Padre.

Solo così possiamo rafforzarci in ciò che siamo, esprimendo anche esteriormente uno stile che sia segno autentico del nostro essere consacrati nel mondo. Accanto a questo, è fondamentale dare spazio alla formazione culturale, teologica e filosofica, per entrare in dialogo fecondo con la realtà contemporanea.

Essere consapevoli e grati di ciò che abbiamo ricevuto e di ciò che siamo ci spinge ad approfondire sempre più la nostra identità, eliminando tutto ciò che ostacola la carità fraterna, affinché il Carisma possa risplendere in noi ed essere riconoscibile dall’amore reciproco, fino a permettere a chi ci incontra di dire, guardandoci: «Lo so chi tu sei».




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