La comunità di Roma dei Servi della Sofferenza (sacerdoti, consacrate e associati) ha vissuto un momento di grazia in occasione della visita del Moderatore dell’Istituto, don Giuseppe Carrieri, lunedì 23 marzo.
L’incontro si è svolto in serata, iniziando con la celebrazione della Santa Messa presso la parrocchia di San Tommaso d’Aquino, che è in qualche modo la casa della comunità romana, guidata dal parroco don Domenico Vitulli. Nel presentare il Moderatore all’inizio della celebrazione, don Domenico lo ha definito “segno di unità”, esprimendo con semplicità il senso della sua presenza in mezzo alla famiglia dei Servi della Sofferenza.
Nella stessa parrocchia si è poi svolto l’incontro comunitario, vissuto in un clima familiare, raccolto e gioioso.
Fin dall’inizio, è emerso con chiarezza ciò che caratterizza questa comunità: il desiderio di camminare uniti. Alla proposta di incontri separati, infatti, è nata spontanea una risposta comune dei rispettivi responsabili: ritrovarsi tutti insieme. Un segno concreto di comunione che ha colpito e consolato il Moderatore.
Nel suo intervento, don Giuseppe ha riconosciuto in questa unità un dono prezioso: una comunione vissuta tra vocazioni diverse, che si traduce in collaborazione, condivisione e corresponsabilità.
Questa unità trova espressione concreta anche nell’esperienza de Il Galeone della Speranza APS, segno di una carità operosa che unisce nel servizio ai più fragili, rendendo visibile il carisma ricevuto.
Il Moderatore ha poi richiamato il valore della comunità come luogo che genera e sostiene: da essa nascono anche coloro che sono chiamati a un servizio più ampio, ma proprio per questo hanno ancora più bisogno di essere accompagnati e sostenuti. Tale è l’esperienza vissuta da don Giuseppe stesso, ma è l’invito fatto anche alla comunità romana da cui è stato eletto il nuovo Presidente degli Associati SDS, Enrico Carnevalini. La comunità resta radice e forza, soprattutto nei momenti di prova.
Al centro della riflessione è stato l’amore, vissuto come dono gratuito di sé: un amore che si fa servizio, che chiede fedeltà al Vangelo, al carisma e agli insegnamenti del nostro amato Padre fondatore, e che si esprime concretamente nella vicinanza a chi soffre.
Guardando alla comunità di Roma, don Giuseppe ha riconosciuto un sincero entusiasmo e un autentico desiderio di testimonianza, invitando tutti a continuare a crescere, sostenendosi reciprocamente e camminando nella stessa direzione.
Infine, ha chiesto una preghiera: perché possa essere sempre più segno di unità per tutta la famiglia dei Servi della Sofferenza. A seguire, i saluti affettuosi di don Carmelo Pellegrino, don Giuseppe Tavolacci e Francesco Lalia hanno espresso la gioia dell’incontro e la gratitudine per una presenza che rafforza i legami e rinnova il cammino.
Un momento semplice ma intenso, che ha rinnovato in tutti la consapevolezza di appartenere a un’unica famiglia, chiamata a vivere e testimoniare, nella carità, l’unità che nasce dall’amore in Cristo.

