In un santuario immerso nel verde, dove guardando l’altare non puoi esimerti dall’ammirare la magnificenza del creato, si è svolto il 27 settembre scorso il primo ritiro mensile della comunità degli associati di Napoli.
Ad aprire il nuovo anno pastorale, in un posto differente dal solito, ha fatto da sfondo la basilica di Maria Santissima del Canneto, luogo di pellegrinaggio tanto accogliente quanto benefico dove si respira a pieni polmoni aria che rigenera il corpo e ossigena l'anima. A 1200 mt sul livello del mare, offrendo una frescura che anche ad inizio autunno è ancora apprezzata da napoletani baciati generosamente dal sole, il santuario ci ha ospitati grazie al rettore don Antonio Molle, di una gentilezza e cordialità non comune.
Su invito della comunità di Napoli, molti associati romani si sono uniti ai fratelli napoletani, dando vita ad un vero gemellaggio tra comunità, a dimostrazione di quanto è bello condividere momenti del cammino intrisi di fede e spiritualità, ma anche di relax e serenità. Come sempre non sono mancati momenti di agape fraterna... e culinaria!
A tenere il ritiro, che come da statuto si è svolto tra S. Messa, catechesi, condivisioni e confessioni, è stato l’assistente spirituale di comunità don Carmine Pellegrino che ha affrontato il tema della conversione. "Lasciarsi plasmare dall'opera del Tornitore richiede disponibilità, umiltà e fede", da qui parte la conversione che altro non è che "un processo di apertura e di liberazione".
Ad accompagnare la giornata una figura importante per i Servi della Sofferenza e tanto cara al nostro Padre fondatore, che perfettamente incarna il concetto di umiltà e disponibilità all'opera di Dio. Si tratta di Antonietta Vona, figlia spirituale di Padre Pio. La scelta della meta del ritiro non è dunque stata casuale, ma legata alla vicina Castrocielo, luogo natio di Antonietta dove è vissuta, prima di stabilirsi a San Giovanni Rotondo per meglio seguire gli insegnamenti del suo santo padre spirituale, con cui ha intrattenuto una ricca corrispondenza epistolare.
Nel pomeriggio, accolti benevolmente dal sindaco Giovanni Fantaccione e da alcune guide, abbiamo visitato il paesino, la parrocchia, la piazzetta intitolata alla Vona e camminato per le stradine che raggiungono la casa in cui è vissuta.
Riconoscendo pienamente, anche tramite la presentazione di don Carmine, ciò che Padre Pio scrisse di lei in occasione del trigesimo della sua morte (avvenuta il 19 novembre 1949): "È stata una delle poche anime in cui Dio si è compiaciuto... Si è spenta silenziosamente come un lumicino, tutta consumata in Dio e per Dio nel quale ora eternamente riposa.", diventa chiaro anche ciò che il Padre disse in un'omelia sulla conversione. Le tre tappe della conversione sono: il mandato su se stessi, cacciare la malizia dal proprio cuore per poi aiutare gli altri e raggiungere la libertà interiore che è punto di partenza.
Ad ascoltare le parole del Padre sembra esse siano incarnate nella figura di questa generosa consacrata. Vissuta nel nascondimento e nell'umiltà, pur essendo di elevatissima statura spirituale, in Antonietta Dio certamente si è compiaciuto perché lei ha avuto esperienza di Dio, intimità, assimilazione, ha messo in pratica la Parola di Dio e così, nella sua libertà, ha conosciuto il volto di Dio e lo ha fatto conoscere ai fratelli.


