Il ritiro di giugno 2026 è partito da una domanda ed è sfociato nella risposta sorprendente che illumina la vita: "Dove possiamo trovare davvero Gesù?"
È stata questa la domanda che ha fatto da filo conduttore al ritiro spirituale degli Associati Servi della Sofferenza che, insieme ai Simpatizzanti, si sono ritrovati dal 5 al 7 giugno scorsi come di consueto presso il Centro di Spiritualità Padre Pio di San Giovanni Rotondo. La due giorni è stata caratterizzata da un susseguirsi di intensi momenti di preghiera, riflessione e fraternità vissuti alla luce della Parola di Dio.
Le meditazioni sono state tenute da don Carmelo Pellegrino e don Giuseppe Tavolacci, mentre la presenza del nostro moderatore, don Giuseppe Carrieri, ha arricchito ulteriormente questi giorni di grazia e di comunione fraterna. Fin dalla prima meditazione, don Carmelo ha invitato i partecipanti a confrontarsi con un desiderio che abita il cuore di ogni uomo: poter vedere, ascoltare e toccare Gesù. Un desiderio che attraversa non solo la vita dei credenti, ma anche quella di chi, pur non conoscendo ancora Cristo, è alla ricerca della felicità e di un senso pieno per la propria esistenza.
Una ricerca che spesso si scontra con le delusioni e i limiti delle realtà terrene. Eppure, come è stato sottolineato durante il ritiro, Gesù continua a rendersi presente anche oggi. Lo possiamo ascoltare nella sua Parola, che continua a parlare al cuore dell'uomo, e incontrare nei sacramenti, nei quali il Signore si lascia realmente toccare. La domanda che ha dato il titolo al ritiro non è rimasta senza risposta: Cristo non appartiene soltanto al passato, ma continua a camminare accanto a noi nella vita di ogni giorno.
Nel pomeriggio la riflessione si è concentrata sulla figura di San Francesco d'Assisi. Un riferimento particolarmente significativo per i Servi della Sofferenza che, come figli spirituali di Padre Pio, affondano le proprie radici nella spiritualità francescana.
Don Carmelo ha accompagnato i presenti alla scoperta del cuore dell'esperienza francescana, andando oltre l'immagine, spesso riduttiva, di un Francesco semplicemente innamorato della natura.
Attraverso il racconto della vita del Santo di Assisi è emerso con forza il significato cristiano del "lasciare". Francesco ha saputo rinunciare a sicurezze, privilegi e progetti personali non per inseguire una sofferenza fine a se stessa, ma per accogliere pienamente la volontà di Dio. Una testimonianza che continua a parlare anche oggi, illuminando le tribolazioni e le prove che ciascuno è chiamato ad affrontare nel proprio cammino.
La sofferenza, quando viene affidata a Cristo, non resta sterile. Diventa invece luogo di trasformazione, cammino di fede e preludio di risurrezione. Come la Pasqua passa attraverso la Croce, così ogni esperienza vissuta in comunione con il Signore può aprirsi alla speranza e alla vita nuova.
Nell'ultima meditazione, don Carmelo ha rivolto lo sguardo alla vocazione concreta del Servo della Sofferenza, soffermandosi in particolare sul tema della fraternità. Attraverso un'immagine semplice ma incisiva, ha ricordato che si ama davvero quando l'altro diventa "insopportabile". È proprio in quel momento che l'amore cristiano manifesta la sua autenticità, superando la logica delle simpatie e delle preferenze personali.
La fraternità, infatti, non coincide con l'amicizia. Se l'amicizia nasce spontaneamente da affinità e interessi comuni, una comunità fondata soltanto su di essa rischia di dividersi in piccoli gruppi o "fazioni". La fraternità evangelica, invece, invita a riconoscere nell'altro un fratello da accogliere e servire, al di là delle proprie preferenze personali.
Vivere la fraternità significa allora non fermarsi a chi ci è più vicino o più simpatico, ma lasciarsi guidare dai bisogni dell'altro. È questo lo stile che il Vangelo propone e che i Servi della Sofferenza sono chiamati a testimoniare quotidianamente nelle proprie comunità e nelle relazioni reciproche.
Le giornate del ritiro si sono svolte in un clima di profondo raccoglimento, favorendo momenti di preghiera personale, condivisione fraterna, ascolto della Parola e d'incontro con Cristo attraverso i sacramenti della Confessione e della Comunione. Un tempo prezioso che ha permesso ai partecipanti di rinnovare la propria relazione con il Signore e di riscoprire la bellezza del carisma dei Servi della Sofferenza.
La domanda iniziale continua ad accompagnare il cammino di ciascuno: "Dove possiamo trovare davvero Gesù?" Le meditazioni hanno indicato una strada chiara. Lo troviamo nella sua Parola, nei sacramenti, nella Chiesa e nelle vicende della nostra vita quotidiana. Lo troviamo anche nei fratelli che il Signore pone accanto a noi e nell'amore concreto con cui siamo chiamati a servirli ogni giorno.


